Trentunesima ed ultima puntata del racconto di Alina canterina.

STORIA DI ALINA CANTERINA, DEI SUOI SIMPATICI AMICI E DI UN SOGNO di M. Varago

ECCO LE NOVITA’ ! – TRENTUNESIMO CAPITOLO

Caro Diario,

abbiamo ritrovato Alina e con lei anche la sua mamma e tanti buoni amici. Pensa che la mamma di Alina abita vicino a noi in un vecchio caseggiato dietro l’Arena dove vive con gli altri tre figli e una simpatica signora che abbiamo conosciuto. Così possiamo farle visita e lei a noi. Ed è una cosa meravigliosa!

Però la cosa brutta  è che Alina era stata catturata da una donna cattiva e senza volto.  

La polizia l’ha arrestata, ma abbiamo saputo che quando hanno aperto il furgone per farla entrare in centrale e prenderle le generalità, lei era scomparsa come nebbia al sole. INCREDIBILE! Come puo’ una persona scomparire? … Nessuno sa chi sia, e come abbia fatto a fuggire. La mamma dice che quando usciremo d’ora in avanti dobbiamo sempre avere un occhio di attenzione in più, perché non si sa mai se quella donna, voglia riprovare a portarci via la nostra gattina!!! Spero proprio di no!

Comunque… Ci sono anche belle notizie! Dopo le riprese in Arena, dove Alina ha miagolato-cantando l’aria d’opera dell’Aida, abbiamo ricevuto tante mail e telefonate di gente che si è congratulata per la bravura della nostra canterina.

Nei giorni successivi si sono presentati anche una marea di agenti artistici, direttori di tv e di giornali, e altra gente così. Hanno proposto alla mamma e al papà di scritturare Alina.

I miei genitori non sapevano quale preferire tra loro, ma pensa un po’, è stata Alina a scegliere!

I vari direttori sono venuti a casa nostra su appuntamento.

Alina  se ne stava tranquilla sul divano incurante di quanto accadeva, finchè è arrivato un agente simpatico col ciuffo che gli cadeva sul naso. Lui ha proposto un contratto in cui Alina avrebbe cantato e la mamma suonato. Sentendo queste parole Alina gli è balzata felice in braccio e si è messa a cantare!!!

E’ stato straordinario!!!! Così mamma ed Alina faranno un tour di concerti e sarà data l’esclusiva ad una TV dove c’è un direttore davvero strano. Si gira e rigira sempre le mani e se non conosci il personaggio ti mette un po’ a disagio… Mi pare che si chiami Achille Cheto… E’ di sicuro tutto, fuorchè quieto, visto che non sta mai fermo!!!  Hahahahaha!                                             

                                          SMILE

Adesso Alina è qui con me sul mio letto e sta dormendo e anche Din-Don nel suo trespolo. Non vedo l’ora che spunti il giorno per andare a scuola e raccontare alla mia maestra e ai miei compagni, queste belle novità!

Chissà quali altre avventure ci aspettano!!!

Buona nanna!

                                                                        La tua Ulrica

Trentesima puntata di Alina canterina

STORIA DI ALINA CANTERINA, DEI SUOI SIMPATICI AMICI E DI UN SOGNO di M. Varago

UNA CORSA SFRENATA – TRENTESIMO CAPITOLO

Mentre la telecamera riprendeva Alina e la mandava in mondovisione, Achille Cheto, il direttore della Tv si era sfregato le mani tutto soddisfatto, pensando ai soldoni che avrebbe potuto fare portando in TV quella singolare cantante. Si era subito alzato e voleva assicurarsi di avere fra le mani quella “gallina dalle uova d’oro”! Contemporaneamente anche altri si mossero: Ulrica appena vide la sua gattina, saltò in piedi e indicandola disse ai genitori:- “ E’ Alina! E’ Alina! “-

Si alzarono dalle poltronissime e con il resto del gruppo al seguito, si avviarono verso l’uscita laterale chiedendo al personale di poter andare dietro le quinte, poichè la gatta apparsa in palcoscenico, era proprio la loro Alina che cercavano da giorni!

 Mamma Milù si trovava con gli altri nell’area ovest. Le venne un mezzo colpo al cuore vedendo la sua amata figlia  cantare e, insieme a zio Muzio, gatto Mellom, Limone il topo e tutti gli altri del gruppo, si avviarono, con la complicità del buio, per recarsi dietro il palco. Solo gazza Cunegonda volò silenziosamente con un colpo d’ali calibrato, direttamente dietro il palco e vide i due neri figuri rincorrere Alina e metterla nel sacco.

Anche Plato che si trovava coi suoi compagni nell’ala est dell’Arena, nel vedere Alina cantare, si sentì ancora più innamorato e un sentimento profondo pulsò nel suo cuore. Voleva proteggere Alina e riabbracciarla. Diede il segnale e con Din-Don pappagallo fricchetton, Quirino, Quartino e Questella i tre scoiattolini fratelli di Villa Sigurtà , Rinetta, Etta, i cugini Gennaro e Giggino e tutti gli altri del gruppo che si trovavano insieme, si mossero per andare dietro le quinte. Ivrino, gabbiano sopraffino, volò dritto sopra il palco e seguì con lo sguardo la nostra Alina che veniva rincorsa e acciuffata dai due tipacci. Incrociò lo sguardo con la gazza Cunegonda e l’una disse all’altra contemporaneamente: 

– Dobbiamo salvare Alina! – Rimasero entrambe sul posto a controllare la situazione.

Intanto Ulrica con la mamma e il papà, Titty e Vico, tata al seguito, Orfugio e il poliziotto, erano andati a parlare dietro le quinte con il primo attrezzista incontrato.

Era il giovinotto di prima, Andrea, che vedendo arrivare tutta quella gente,  sbarrò la strada intimando loro di rientrare in sala e di riprendere posto. Al che, Nora si  qualificò come pianista conosciuta dagli orchestrali e come proprietaria della gattina che aveva cantato sul palcoscenico. Ma non servì a niente. Anzi, arrivarono altre tre persone a bloccarli e a chiedere loro di tornare in platea. Finchè si udì una voce possente:

– Sono il vice-commissario Or-fu-giot-ti e voglio parlare subito con uno dei responsabili ! E’ questione di VITA o di MORTE! – disse allora il poliziotto col fido Orfugio al fianco. L’autorità con cui furono proferite queste parole, impressionarono gli attrezzisti; così, uno di loro andò a chiamare il direttore di scena.   

          

“…– Sono il vice-commissario Or-fu-giot-ti e voglio parlare subito con uno dei responsabili ! E’ questione di VITA o di MORTE! – disse allora il poliziotto…”

Intanto i due neri figuri, uno alto e smilzo, l’altro basso e grasso, erano scesi con Alina nel sacco, dalle scale antincendio per non essere visti e si diressero furtivamente  nella zona nord, fuori l’Arena. Era un cantiere recintato che serviva da deposito per le innumerevoli casse con cui venivano trasportati i pezzi delle imponenti scenografie.

I due aspettavano qualcuno ed erano nervosi. Dall’alto li tenevano d’occhio la gazza Cunegonda e il gabbiano Ivrino che per qualche magia, senza proferir discorso alcuno, erano diventati complici e  alleati. Si alzò il vento. Si udì una strana musica, come una nenia antica. Giunse dal nulla una donna, alta e sinuosa. Indossava una tuta attillata nera , sandali neri col tacco grosso e un blazer laminato scuro con un cappuccio. Non si vedeva il volto. Non emise nessun suono. Non una parola.  

I due quando la videro arrivare con passo agile e portamento fiero, si inchinarono e con un filo di voce il grasso dichiarò:-Oh mia signora! L’abbiamo catturata! Eccovi la gatta che canta! –

“…Giunse dal nulla una donna, alta e sinuosa. Indossava una tuta attillata nera , sandali neri col tacco grosso e un blazer laminato scuro con un cappuccio. Non si vedeva il volto. Non emise nessun suono. Non una parola…”  

La donna, prese il sacco, diede loro una borsa  con dei lingotti d’oro. Abbassò la mano puntando il dito contro i due in modo minaccioso. Ci furono luminose ed inquietanti scosse elettriche intorno a lei. Quelli si inginocchiarono tremando dalla paura e rimasero prostrati per alcuni minuti. La donna se ne andò con Alina e scomparve in un’auto che corse nel centro storico inseguita dai due uccelli. Si fermò davanti al Piazzale di Sant’Anastasia dove sorgeva il più lussuoso hotel della città; l’enigmatica figura scese, entrò e salì nella stanza 452 al terzo ed ultimo piano.  

Allora Cunegonda disse ad Ivrino:- Vai ad avvisare gli altri in Arena! Io rimango qui appostata sul cornicione da cui vedo chi entra e chi esce nella camera di quella malvagia! –

Ivrino tornò in Arena e trovò dietro le quinte tutti, ma proprio tutti gli amici di Alina.  

Il direttore di scena, esasperato, non sapeva più cosa fare per convincere il poliziotto e la famiglia di Ulrica che la gatta non era prevista in scena e dove fosse adesso, lui non lo sapeva proprio!

C’era anche Achille Cheto che, presentatosi ai genitori di Ulrica,  si era detto interessato a promuovere la carriera artistica di Alina. Ma nessuno gli dedicava attenzione. Dov’era la povera Alina??? Sembrava essere scomparsa un’altra volta!

Ivrino sussurrò qualcosa all’orecchio di Plato, che poi lo sussurrò all’orecchio di Rinetta e così via. Ci fu un passaparola di orecchio in orecchio, fra tutti gli animali: – Alina si trovava in un hotel nel centro storico!-Il messaggio arrivò per ultimo ad Orfugio cane segugio, che cominciò ad abbaiare in modo forte, sempre più forte, finchè il vice-commissario Orfugiotti capì che il suo compagno, era sulle tracce di Alina; lasciò il direttore di scena con un palmo di naso e se ne andò a gambe levate avvisando la centrale e seguendo il suo cane. Uscirono. Davanti a loro volava basso il gabbiano Ivrino che indicava la strada, dietro a lui Orfugio, poi il poliziotto, la mamma e il papà con Ulrica, la tata; seguivano Titti e Vico, la scimmietta Etta, zio Muzio con Mellom, Limone, mamma Milù, i suoi tre figlioli e Zeno il zanzarone. Correvano loro appresso: Plato gatto innamorato, i due cugini Gennaro e Giggino, Rinetta barboncina perfetta, i tre scoiattolini e per ultimo, sbatacchiando le ali con enorme fatica, Din-Don pappagallo fricchetton. Poverino, lui non era abituato a tanta attività fisica!

La strana carovana di gente e di animali che correvano in fila indiana per le strade del centro a tarda sera, incuriosì non poco gli abitanti ed i turisti di passaggio i quali guardavano a bocca aperta la scena!

“…La strana carovana di gente e di animali che correvano in fila per le strade del centro, a tarda sera, incuriosì non poco gli abitanti ed i turisti di passaggio che guardavano a bocca aperta la scena!…”

Finalmente giunsero al piazzale di Santa Anastasia. La gazza Cunegonda si trovava ancora appostata sul cornicione e appena li vide arrivare comunicò  ad Ivrino, che nessuno si era mosso dalla stanza. Orfugio, informato,  guidò il poliziotto dentro l’albergo, e silenziosamente arrivarono al terzo piano davanti alla porta della stanza 452. Il vice commissario puntò la pistola e disse:- Aprite! In nome della Legge!-  Di scatto si spalancò la porta e scivolò fuori quella strana donna senza volto che con una forte scarica elettrica fece cadere a terra immobile il malcapitato. Stava per andarsene dalla finestra col sacco in mano  e aveva già una gamba fuori quando Orfugio con un balzo, la raggiunse e le morse la caviglia; la donna cadde rovinosamente sul pavimento. Stava per rialzarsi ma, fortuna volle che in quel preciso istante arrivassero i rinforzi. I poliziotti mandati dalla centrale, arrestarono quella cattivona, le presero il sacco dalle grinfie e liberarono la povera Alina.

Alina frastornata e con gli occhi lucidi, guardò tutta quella gente intorno. Alzando la testa, vide entrare dalla porta mamma Milù e il cuore palpitò così forte finchè le sue emozioni si sciolsero in un fiume di lacrime. Piansero insieme. Piansero in molti. Milù  leccava Alina e la teneva stretta a sé. – Ti ho ritrovata!- disse infine Milù. – Non ho smesso un attimo di cercarti, figlia mia! –

Mamma! Mamma! – sussurrò Alina. Le lacrime scendevano copiose. Ulrica si avvicinò e accarezzò la sua amata gattina e anche Milù. Vico fece una bella foto di gruppo e il giorno dopo, Titti scrisse un articolo strappalacrime sulla vicenda che uscì su tutte le testate nazionali con echi mondiali. Eh già! Alina era ormai conosciuta e ammirata in tutto il pianeta!

“…Milù  leccava Alina e la teneva stretta a sé. – Ti ho ritrovata!- disse infine Milù. – Non ho smesso un attimo di cercarti, figlia mia! –…”

Ventinovesima puntata di Alina canterina

STORIA DI ALINA CANTERINA, DEI SUOI SIMPATICI AMICI E DI UN SOGNO di M. Varago

AIDA IN SCENA! – VENTINOVESIMO CAPITOLO

Oh issa! Oh issaaaa! – pronunciò a voce alta coniglio Giglio, mentre spingeva una cassa  d’imballaggio insieme alla sua compagna Aljssa. Dovevano coordinarsi e lui dava il segnale.

Ecco, qui va bene! – asserì posizionandola in un angolo della sua tana.

Vi metteremo dentro i nostri coniglietti, così quando stasera ci sarà gran confusione, rimarranno in casa e noi li proteggeremo! –

Certo amore mio, – rispose Aljssa congiungendo le zampine anteriori in segno di affetto, – …Non vogliamo certo rischiare che escano di sopra attratti dalla musica e incorrano in qualche guaio!! –

Si avvicinava l’ora del grande concerto e fuori rumoreggiava la folla che cominciava ad entrare in Arena. La famiglia dei conigli sarebbe rimasta rigorosamente nei sotterranei e fino a spettacolo chiuso e lavori finiti, non si sarebbe mossa da lì. Giglio per l’occasione aveva portato, delle carotine fresche e dell’erbetta, colta nei giardini di Piazza Bra, un po’ d’acqua dalla fontana. Così avrebbero trascorso una bella seratina tutti insieme! Avevano invitato anche Alina ma lei rispose:- Vi ringrazio di cuore, davvero… però… andrò al Concerto. Ho sognato fin da cucciola di esserci e ora che il destino mi ha portata sin qui, non posso rinunciarvi. – I conigli guardarono scoraggiati Alina e non le dissero nulla. Alina li ringraziò. Diede una carezza ai piccoli, li salutò e uscì.

“…Giglio per l’occasione aveva portato, delle carotine fresche e dell’erbetta, colta nei giardini di Piazza Bra, un po’ d’acqua dalla fontana. Così avrebbero trascorso una bella seratina tutti insieme! …”

     Cercò le vie secondarie per non incontrare la moltitudine di gente che stava occupando     i posti. Pensò che l’area dietro al palcoscenico fosse la più sicura e così si diresse verso quell’ala rimanendo nel sotterraneo per poi salirvi quatta, quatta.

Una volta raggiunto il piano da cui si poteva accedere facilmente al palcoscenico, vide gli attrezzisti che portavano gli oggetti in scena, poi il costumista che controllava gli abiti su un gruppo di  attori e cantanti sotto l’occhio attento del direttore di scena. I tecnici si trovavano pronti per accendere le luci più sfavillanti, i cameramen fremevano per iniziare le riprese che sarebbero state viste dal mondo intero e il regista  si assicurava che tutti fossero al loro posto. I musicisti erano perfetti nei loro vestiti eleganti e raffinati, pronti per scendere nella buca d’orchestra o golfo mistico*1. Alina si commosse: – Davvero si trovava lì, in quella straordinaria situazione?- Era così assorta nei suoi pensieri che non si accorse che le luci si stavano abbassando. Vide uscire dai camerini le due protagoniste femminili della serata: Aida figlia del re d’Etiopia, fatta schiava ed ancella della principessa Amnerys, e quest’ultima, figlia del faraone d’Egitto. La prima indossava un vestito scuro a frange, tipico delle serve di corte egizia e la seconda, abiti regali, meravigliosamente decorati. L’ opera stava per iniziare e l’emozione degli artisti e l’attesa del pubblico, erano palpitanti e tangibili. Alina ebbe un sussulto. Sgattaiolò lesta, dall’altra parte,  da cui poteva vedere il palcoscenico; ora, a luci spente, nessuno l’avrebbe notata. Si affacciò; lo scenario che le si presentò era spettacolare: piramidi dorate che si stagliavano su un cielo blu, immense statue di pietra e templi giganteschi. Ecco l’antico Egitto! Ecco ricostruito il luogo dove si svolge la tragica storia d’amore di Aida! Alina senza fiato e con gli occhi spalancati guardava immobile e ascoltava il suono delicato, melanconico e struggente dei violini in sordina del Preludio.*2

“…Lo scenario che le si presentò era spettacolare: piramidi dorate che si stagliavano su un cielo blu, immense statue di pietra e templi giganteschi. Ecco l’antico Egitto!…”

Ecco la storia… Nel palazzo del faraone a Menfi viveva Aida, figlia del re d’Etiopia, fatta prigioniera come serva. Nessuno, sapeva chi fosse veramente. Suo padre, Amonasro, voleva fare un’incursione in Egitto per liberarla.  Lei si era innamorata del guerriero egizio Radames e ne era ricambiata ma aveva una rivale: Amnerys la figlia del faraone. Costei  intuì la tresca tra i due e si finse sua amica solo per strapparle la verità…

Alina era così presa dalla vicenda da non rendersi conto di cantare sottovoce le arie che conosceva benissimo. Andrea, giovane aiutante di scena stava passando con uno sgabello in mano e sentì il miagolio. In quel momento, Alina tacque. Lui si sporse sopra di lei ma siccome era in silenzio nel buio, pensò di aver avuto le allucinazioni e  se ne andò per la sua strada. Alina si rese conto del pericolo e successivamente si trattenne dal cantare. L’aveva scampata bella!  

…Intanto Radames era stato scelto per guidare gli eserciti dell’Egitto contro l’Etiopia. Amnerys aveva finto con Aida che Radames fosse morto in battaglia e questo portò Aida a manifestare il suo amore per lui. La figlia del faraone aveva sostenuto la sua superiorità rispetto ad una serva ma Aida allora, aveva svelato d’essere figlia del Re d’Etiopia, cosa di cui si pentì. Infatti Amnerys la obbligò ad assistere al trionfo degli Egizi sul suo popolo.

La marcia trionfale esplose sensazionale e solenne. Lunghe trombe, simili a quelle antiche egiziane suonavano da tutti i lati del tempio insieme a tutta l’orchestra. L’effetto sonoro meraviglioso. Alina si sentiva entusiasta e turbata al tempo stesso. Quel racconto, le voci del coro, la musica viva e presente, le procurarono un turbinio di emozioni e la fecero trepidare.

…Tra i prigionieri etiopi, Aida riconobbe il padre Amonasro e lo abbracciò. Il faraone riconoscente a Radames lo dichiarò suo successore e gli concesse la mano di sua figlia…

Alina si nascose e si asciugò le lacrime. Le luci si riaccesero per la pausa. Dopo più di mezz’ora, lo spettacolo riprese. Alina questa volta volle avvicinarsi alla scena. Di più, di più, ancora di più. Arrivò proprio dietro alla colonna del tempio di Iside in riva al Nilo…

In una notte stellata, splendeva la luna. Una barca approdò silenziosa sulle rive sacre. Guidata dal gran sacerdote, Amneris levò preghiere alla dea perché proteggesse le sue nozze imminenti.

Quella notte, sulle stesse sponde, Aida attendeva Radamès, rimpiangendo la patria perduta… I violini e gli archi intessero una delicata e soave melodia. Aida cominciò a cantare, diceva che non avrebbe mai più rivisto la sua patria. Alina ripeteva a mente ogni suono, ogni parola e provava lo struggimento di Aida per non poter più rivedere i cieli azzurri della sua amata terra. All’improvviso, nel momento dell’acuto, la cantante ebbe un mancamento. Ma l’acuto ci fu comunque. Il canto proseguì anche se la cantante era appoggiata alla colonna ed era accasciata alla sua destra. Il direttore di scena se ne accorse per primo e disse al tecnico delle luci: “ Sposta il faro più a destra! “ Quello lo fece, ed ecco: c’era un gatto che miagolava cantando sopra un rocchio *3. – Ossignore! E quello cos’è? – Disse il regista grattandosi il capo calvo, mentre una goccia di sudore gli scivolava sulla fronte. Un lungo: – Oooooooohhhhh! – del pubblico, seguito da un intenso chiacchiericcio. Stava per partire il personale medico quando la soprano si riprese. Alzando il braccio continuò il canto. L’occhio di bue si spostò su di lei e lo spettacolo continuò regolarmente. Venti, forse trenta secondi, non di più.

Alina si rese conto di averlo fatto un’altra volta! Aveva miagolato l’aria d’opera!  

Solo che stavolta l’avevano vista e sentita tutti!

Scese dal basamento della colonna e cercò di uscire da dietro il palco ma s’imbattè in  due brutti ceffi che volevano prenderla: uno aveva una cosa nera in mano. Aiuto! In che guaio s’era cacciata? Schivò il primo tizio ma il secondo, ancora più minaccioso, le piombò sopra e la mise nel sacco!

“…C’era un gatto che miagolava cantando sopra un rocchio …”

*1 LA BUCA O FOSSA DELL’ORCHESTRA SI CHIAMA GOLFO MISTICO= Questa espressione traduce liberamente il tedesco “mystisches Abgrund” (abisso mistico) nome con cui R. Wagner volle chiamare lo spazio destinato agli orchestrali del teatro costruito secondo le sue idee a Bayreuth.

*2PRELUDIO= E’ l’introduzione ad un componimento musicale, in questo caso dell’opera dell’Aida.

*3 ROCCHIO=Un rocchio (anche detto tamburo di colonna) è ciascuno dei blocchi di pietra, a forma cilindrica, che possono comporre il fusto di una colonna.

Ventottesima puntata di Alina canterina

STORIA DI ALINA CANTERINA, DEI SUOI SIMPATICI AMICI E DI UN SOGNO di M. Varago

TRE SQUADRE IN RICERCA – VENTOTTESIMO CAPITOLO

Nel frattempo Mamma Milù con i figli e Zeno il zanzarone al seguito, era corsa da  zio Muzio per raccontargli del sogno. Lì, trovò anche Mellom, Limone e Cunegonda la gazza.

Zio Muzio, zio Muzio! Ho sognato Alina stanotte! Credo sia in terribile pericolo!- Disse quasi gridando Mamma gatta mentre entrava nell’  ”Ufficio Gatti smarriti”.

Cara Milù hai sognato di scalare una montagna ed era notte? – rispose zio Muzio guardandola fissa.  Milù sbarrò i suoi grandi occhi grigioverdi.

E… Alina saliva sopra una roccia e cantava?- Continuò Mellom con aria interrogativa.

…Poi c’era una strana donna in cielo che diceva frasi incomprensibili…. – aggiunse Limone dilatando le pupille per la meraviglia.

…E un figuro nero con lunghi artigli, voleva farle del male? – finì Cunegonda con voce stridula.

Si guardarono l’un l’altro sbalorditi! Ma come!?  Avevano fatto tutti il medesimo sogno, durante la stessa notte!?! Non era possibile! E soprattutto, cosa voleva significare?

“…Si guardarono l’un l’altro sbalorditi! Ma come!?  Avevano fatto tutti il medesimo sogno, durante la stessa notte!?!…”

    Zio Muzio si ricordò del terribile incontro con la maga di Piazza Bra e affermò con decisione: – La donna che abbiamo visto apparire nel cielo è la terribile Maga Bumà!     Ci vuole dire che presto troveremo Alina … Ma c’è un pericolo in agguato! –

Credi davvero?- chiese il topo sbalordito. – E dove potrebbe essere quella montagna ?- continuò  Limone riprendendo il suo atteggiamento da detective.

 â€“ La Montagna… – rispose zio Muzio sovrappensiero.  Poi riprese:– …Credo sia il simbolo di tutte le difficoltà  che abbiamo dovuto superare e che ci aspetteranno prima di incontrare di nuovo Alina. Bisogna invece concentrarci sul luogo di pietra, dove abbiamo visto Alina cantare in mezzo a tanta gente – concluse.

Ho un’idea! Venite con me!- rispose mamma gatta. Così partirono tutti insieme in fila uno dopo l’altro con Milù in testa.

Intanto anche nel grande Palazzo a casa di Ulrica, si svegliarono tutti. Mamma e papà raccontarono di aver fatto un sogno. La cosa incredibile era che lo aveva avuto anche la bambina. Stesso, identico sogno! Il medesimo che avevano fatto  mamma gatta e  tutti gli altri.                

Poi arrivò la tata. Anche lei raccontò di aver avuto durante la notte quel sogno. Infine arrivarono anche il poliziotto con Orfugio cane segugio; anche a loro era apparsa la stessa visione notturna. Si misero tutti a raccontare e a discutere per capire cosa volesse dire loro quel sogno e dove fosse Alina. Anche Titti quel mattino, telefonò a Vico  e meravigliati per aver sognato la stessa cosa,  partirono verso la casa di Ulrica e famiglia.

Persino Din-Don che non si allontanava mai dal suo trespolo ed era solitamente mezzo addormentato, volò fuori dal terrazzo e vide che sotto casa si erano riuniti Plato gatto innamorato, Etta la scimmietta, Ivrino gabbiano sopraffino, Rinetta barboncina perfetta, Gennaro e Giggino i due cugini gatti napoletani e persino Festone gatto birbone.            

Con uno sforzo sovrumano anzi, sovrapappagallesco, si catapultò giù da loro, rischiando di stramazzare al suolo. Tutti lo soccorsero e appena si riprese, raccontò il suo sogno che, come potrete immaginare era lo stesso di tutti gli altri!

“…Persino Din-DonCon uno sforzo sovrumano anzi, sovrapappagallesco, si catapultò giù da loro, rischiando di stramazzare al suolo…”

Due ore prima a qualche chilometro di distanza, erano saliti sul  treno diretto a Verona, i tre fratellini scoiattolini: Quirino Quartino e Questella che giunti in città, si unirono alla strana combriccola.

Una forza misteriosa e potente aveva fatto avere loro quella visione nel sonno e li aveva spinti a riunirsi per aiutare la loro amica.

Così, c’erano tre squadre di soccorso alla ricerca di Alina. Avevano cercato Alina nelle principali piazze della città, Ma di lei nessuna traccia. Finchè all’imbrunire, notarono le lunghe  file di persone che entravano dalle porte dell’Arena per l’Opera. Ma certo! Quella sera c’era L’Aida! Compresero solo in quel momento che il luogo pieno di pietre antiche del sogno, era proprio la meravigliosa Arena di Verona.

“..C’erano tre squadre di soccorso alla ricerca di Alina…. Finchè all’imbrunire, notarono le lunghe  file di persone che entravano dalle porte dell’Arena per l’Opera”…

Così, chi in modo legale, pagando il biglietto, chi in modo illegale, entrando di nascosto o volando direttamente sopra il palco, i tre gruppi dei nostri amici, gli uni all’insaputa degli altri, entrarono in Arena per il grande concerto lirico della stagione con la speranza di poter ritrovare l’amata Alina.

Venticinquesima puntata di Alina canterina

STORIA DI ALINA CANTERINA, DEI SUOI SIMPATICI AMICI E DI UN SOGNO di M. Varago

GIGLIO CONIGLIO – CAPITOLO VENTICINQUESIMO

Era buio ormai e Alina si sentiva tutta intirizzita, il naso le gocciolava un po’ e anche gli occhi. Piangeva piano, senza far rumore. Nessuno la poteva sentire. Quella giornata si era presentata come una delle più radiose e invece… Aveva seguito Rinetta per fare uno scherzetto ad Ulrica ed un giretto intorno al bar verso la piazza però poi, aveva incontrato quella signora pennuta così, così …misteriosa e magnetica… Quell’uccello nero e bianco, le si era avvicinato mentre si trovava alla fontana in Piazza Bra con Rinetta.

Gazza Cunegonda guardandola fisso, aveva cominciato a sibilare con voce ondeggiante ed in modo sgradevole:- Alinaaaaa, Alinaaaaa… Sei tu la perduta gattinaaaa?… –

Alina al sentire quelle parole le era andata dietro e, passo dopo passo, completamente ipnotizzata; non si era accorta di aver lasciato sola Rinetta barboncina perfetta. Quella, ignara di tutto, aveva continuato a giocare e a nascondersi sotto i rami protesi e folti delle piante intorno alla fontana.                             

Lei invece aveva seguito come un automa, il pennuto, su, su, fino ai più alti rami del possente cedro, completamente in balìa della gazza. Gli occhi penetranti e lucidi  di questa, roteavano. Alina rimase per ore persa e bloccata dentro a quei pozzi scuri e neri* che giravano vorticosamente. Ed ora, si era come ridestata e si sentiva male. Un po’ alla volta si guardò intorno. Vedeva sotto di lei piante e cespugli e tutt’intorno una vasto spazio ricoperto da mattonelle di porfido: Piazza Bra. Aveva la sensazione di non potersi muovere, vertigini e la testa che le girava.

Alina al sentire quelle parole le era andata dietro e, passo dopo passo, ipnotizzata

Emise un suono, come un lamento. Forse stava per cadere. Riuscì solo a dire con un soffio di voce : – Aiutatemi – e sentì dissolversi, il mondo intorno. Precipitò dal ramo.

 Per fortuna sbatte’ prima sulle foglie fitte dei cespugli, poi rotolò sull’erba. Finchè rimase a pancia in su. Aprì gli occhi: il cielo era puntellato da miriadi di stelline lontane. In quel momento sentì uno scalpiccio. Vide un angelo bianco che le si avvicinava.

-Ciao! Sono Giglio il coniglio. Che ti succede? Stai male? –  

 Alina riuscì a sentire queste parole, poi perse i sensi.                                

Intanto si avvicinavano nella notte, illuminata dai lampioni, quattro strani tipi: uno in volo e tre a zampa veloce.

 Erano la gazza Cunegonda, zio Muzio, il gatto Mellom e Limone il topo. Cunegonda , voleva consegnare loro, Alina.    

                                      

-Ciao! Sono Giglio il coniglio. Che ti succede? Stai male? –  

Il coniglio Giglio guardò i quattro che giungevano da lontano. D’istinto, trascinò Alina sotto i rami più bassi e fitti del grande cespuglio, in modo che nessuno potesse vederla né sentirla. Poi uscì dall’altra parte e si appostò dietro una panchina, per osservare cosa sarebbe accaduto. La gazza, volò sul ramo da cui era caduta Alina; appena si accorse che la gatta non c’era più cominciò a gracchiare sbattendo le ali nervosa.

– Era qui! Non è possibile! L’ho lasciata proprio qui, perfettamente immobile. Dove può essere finita? – Svolazzava intorno ai rami dell’albero nella speranza di trovarla.  

Guardavano la scena a testa in su a bocca spalancata, fermi come peri, zio Muzio e gli altri due.

Aspettate un attimo! – disse zio Muzio – …Sto fiutando l’odore di… –

A quel punto Giglio il coniglio, per evitare che si avvicinassero troppo ad Alina, uscì dal suo nascondiglio saltellando. Arrivato davanti a loro, si fermò; si mise a battere a terra le zampe posteriori ed emise un urlo stridulo e prolungato.

-Oh Ffsignore, che ffsuccede?– disse voltandosi Limone il topo.

-Ma ̬ un coniglio bianco impaurito!Рaggiunse Mellom.

-Ragazzo mio, – esclamò zio Muzio con aria compassionevole, – Stai bene? –

– Laggiù, laggiù, dietro il municipio!  Un branco di cani mi assale !-

Il fato volle che proprio in quel momento si udissero latrati provenire da quel lato per cui zio Muzio comandò indicando con la mano:- Ritirata! Verso ovest! –

Tutti e tre i compari si misero a correre verso Viale Mazzini, inseguiti dalla gazza in volo. Dopo alcuni minuti le loro figure si erano dissolte come nebbia nel buio. Giglio coniglio saltellò dimenando il codino sotto i rami della grande pianta bassa e sollevò con delicatezza la testa di Alina.

Ed ecco, Alina aprì gli occhi e vedendo il suo angelo bianco, credette d’essere arrivata in cielo nel paradiso degli animali. ( Il racconto continua – tutti i diritti riservati)

NOTA: *I pozzi scuri e neri sono gli occhi ipnotici della gazza Cunegonda.

…Alina aprì gli occhi e vedendo il suo angelo bianco, credette d’essere arrivata in cielo nel paradiso degli animali.

Ventiquattresima puntata di Alina canterina

STORIA DI ALINA CANTERINA, DEI SUOI SIMPATICI AMICI E DI UN SOGNO di M. Varago

COLPO DI SCENA! – CAPITOLO VENTIQUATTRESIMO

24 Settembre 2022

Caro diario,

sono in ansia, non riesco a dormire e allora ho pensato di scriverti, così almeno mi sfogo un po’!

Se tu sapessi cosa è successo oggi, capiresti perché sono così agitata!   

 

Caro diario… Se tu sapessi cosa è successo oggi, capiresti perché sono così agitata! …  

Allora, comincio da capo… Come sai, ho ripreso la scuola e ora faccio la quarta elementare. La maestra dice che siamo grandi ormai e così ogni pomeriggio abbiamo tanti compiti da fare! Finalmente oggi, che è sabato, la mamma aveva organizzato per la mattinata una bella uscita in città per fare shopping in via Mazzini e un bel giretto nelle varie piazze! Così verso le dieci, ci siamo incontrate al bar Emmanuel con l’amica della mamma, la signora Scen, di Borgo Trento, che indossava un vestito lungo fino alle caviglie, azzurro, con disegni rosa e arancioni, leggero e in pan-dan con un cappello altrettanto azzurro e con le scarpe. Una allegra sciarpetta celeste al collo… La signora Scen, aveva in braccio la sua barboncina bianca che si chiama Rinetta e io tenevo la mia amata Alina. Stavo bevendo un po’ di latte col cacao mentre la mamma con la signora Scen, bevevano un cappuccino e parlavano. Mi ero concentrata sul mio croissant al cioccolato e avevo appoggiato Alina sulla sedia vuota accanto alla mia, mentre la signora Scen aveva lasciato Rinetta al guinzaglio sul pavimento sotto il tavolo.  

…Mi ero concentrata sul mio croissant al cioccolato e avevo appoggiato Alina sulla sedia vuota accanto alla mia, mentre la signora Scen aveva lasciato Rinetta al guinzaglio sul pavimento sotto il tavolo… 

 Stavo mordendo di gusto il secondo boccone quando, un ragazzo in carrozzina si è avvicinato al nostro tavolo e ci ha chiesto di donargli qualche soldo. Si è avvicinato poi, anche un signore con la barba lunga, bianca e grigia, tutto arruffato. Ci ha fatto vedere le gambe che avevano tante piaghe e sembravano non vedere la doccia da un’infinità di tempo. Anche lui chiedeva un aiuto. Io sono rimasta a fissare questi due con un palmo di naso finchè la mamma se n’è accorta e mi ha detto: – Ulrica, finisci la tua brioche e guarda dov’è Alina! – Allora mi sono scossa e ho addentato la pasta dolce come un automa. Poi mi sono voltata verso la sedia dov’era Alina ma… Non c’era più! Così l’ho chiamata tante volte, senza avere alcuna risposta. All’improvviso la signora Scen si è messa a urlare e mi ha fatto prendere un colpo! Che cavolo aveva da gridare in quel modo? … Non ci crederai, caro diario, ma anche la barboncina era scomparsa!    Il guinzaglio giaceva a terra abbandonato.

Così, con un respiro affannoso, mi sono alzata, e con la mamma e la signora Scen abbiamo chiesto l’aiuto dei camerieri. Ero angosciata e mi veniva da piangere. Tutti guardavano sotto i tavoli, perchè rendendosi conto della nostra disperazione, volevano aiutarci. La signora Scen ha pagato frettolosamente per poi precipitarsi in Piazza Bra alla ricerca della sua barboncina. Noi le correvamo dietro in cerca della nostra amata gatta Alina. Quelli che ci hanno viste, incuriositi, si sono avvicinati per chiedere cosa stessimo cercando. Appena hanno saputo che eravamo alla ricerca di due animaletti, hanno voluto aiutarci.  Si aggiungevano sempre più persone, finchè tutti i presenti in Piazza Bra chiamavano le due, in tutti i modi possibili:- Micio, micio! – ; – Bau,bau! -; dando bacetti e facendo: – Mmmmmm- , con la voce. Chi dicendo:- Tesoriniiiii… Dove siete?…-  chi invece aggiungeva :- Venite fuori! – oppure :- Venite dalla mamma! – Non ti dico! Una confusione incredibile! Persino i militari sono intervenuti per riportare alla calma! Da un cespuglio intorno alla fontana, è uscita Rinetta, felice  di rifugiarsi tra le braccia della sua padrona! Speravo uscisse anche Alina … Ma niente! Lei non si è più vista e ora io non riesco a dormire perché mi manca e sono tanto, tanto, preoccupata per lei!

…Ma niente! Lei non si è più vista e ora io non riesco a dormire perché mi manca e sono tanto, tanto, preoccupata per lei!

Spero stia bene e che l’abbia trovata qualcuno che me la possa riportare domani. Se mi potesse sentire le direi:

-Cara Alina, sta serena, dormi bene che domani ci rivedremo!-

Che sciagura aver perduto la mia gatta!

Ora provo a dormire… Buonanotte! … Speriamo!…

La tua Ulrica

( Il racconto continua – tutti i diritti riservati)

Ventitreesima puntata della storia di Alina canterina

STORIA DI ALINA CANTERINA, DEI SUOI SIMPATICI AMICI E DI UN SOGNO di M. Varago

ACHILLE CHETO – VENTITREESIMO CAPITOLO

– Meo meo meo meo meo!… MaaaaaaAO! MaaaaaaAO!

Cantava miagolando la nostra Alina ritta sul  morbido bracciolo  del sofà, mentre Nora e Ulrica provavano degli abiti in camera per vedere quali andassero ancora bene e quali no!

– Me me me me me MEEEEEEEEEEeeeeoooo! MeMe memememeeeeeeooooooo! – Continuava imperturbabile la giovane Alina. I suoi occhi brillavano e il suo musetto era tutta dolcezza e impegno!

– Mamma, mamma, accendo la tv! – Disse correndo fuori dalla camera Ulrica.

 – Voglio vedere i cartoni animati! E’ l’ora di Masha e orso! – Saltò veloce come una saetta sul divano , prese il telecomando e schiacciò il pulsante. La tv si accese e finì sul canale sbagliato!

– Signore e signori – diceva la presentatrice, – mandiamo ora in onda un filmato del tutto inusuale. Guardatelo e soprattutto … Ascoltatelo! –

In quel momento si sentì il suono del pianoforte e un bel miagolio canterino. Ulrica e Alina sbatterono gli occhi e li spalancarono contemporaneamente.

La mamma uscì dalla stanza meravigliata. Incredibile! Ma erano proprio loro!   Lei al pianoforte con Alina canterina! Stavano mandando  in onda su Tele Arena le riprese dell’intervista fatta qualche settimana prima!

-Giovanni, vieni! – chiamò Nora. Giovanni, questo era il nome del papà di Ulrica, uscì di corsa dal suo studio tutto eccitato. Persino Din-don sembrò ridestarsi da uno dei suoi interminabili pisolini!

Alla fine del concerto la voce della giornalista affermava compiaciuta che il talento di questa gattina era stato scoperto per caso e che a Verona, tempio della lirica mondiale, era nata una stella!

…Stavano mandando  in onda su Tele Arena le riprese dell’intervista fatta qualche settimana prima!

Non fece neppure tempo a terminare la sigla finale della trasmissione, che il telefono di casa e i cellulari dei due genitori cominciarono a squillare incessantemente.

Driiin  Driiin Driiiiiiiin! – quello di casa.

-Mamimò Mimomà Mami mò!– Quello del papà.

-Libiamo, libiamo ne’ lieti calici, che la bellezza infiora

E la fuggevol, fuggevol ora s’inebri a voluttà… – Quello della mamma. (*  da Brindisi , brano tratto  da La traviata di Giuseppe Verdi).

Decine e decine di chiamate arrivarono da amici, colleghi e altri che conoscevano i genitori di Ulrica i quali , avendo visto il servizio alla televisione e spinti dalla curiosità di saperne di più  o di congratularsi, telefonavano. La faccenda durò per oltre un’ora e Ulrica che teneva in braccio la gatta e Alina si guardarono stupite, sperando che la cosa finisse. Intanto a Milano, nella redazione di Mediaset , il filmato giunse nelle mani del direttore del TG5, tale Achille Cheto.

Appena terminò la visione, i suoi occhi cominciarono a roteare e al posto delle pupille comparvero dollari che giravano in continuazione. Le sue mani si strofinavano l’una sull’altra e aveva tutta l’aria di un furbastro! Achille Cheto , per i suoi collaboratori più stretti ” Achi” era noto per il suo fiuto nell’individuare le notizie che sarebbero poi diventate virali. Veniva definito “ghiotto di Scoop” , cioè goloso di notizie sensazionali, tanto che le cercava costantemente. Era un uomo sulla sessantina, alto e robusto coi capelli bianchi e folti. Sulla sua faccia squadrata campeggiava un naso aquilino e piccolo. Gli occhi, grandi e chiari, sormontati da spesse sopracciglia grigie erano vivaci; la bocca stretta e senza labbra non stava mai ferma. Parlava velocemente e con aria seria, intervallato da sorrisi così nervosi, da sembrare assolutamente falsi. Pensava di aver sempre ragione e di essere un sapiente. Per certe cose era competente ma credeva di sapere tutto più di tutti e a volte diceva delle esimie fesserie! I suoi collaboratori lo prendevano segretamente in giro per questo. Achille vestiva sempre con un completo scuro, giacca e cravatta e le sue scarpe nere erano lucidate e luccicanti. Noto a tutti come “Achille Cheto, ghiotto di scoop e di… spaghetti all’arrabbiata”, piatto che lui preferiva a qualsiasi altra pietanza, non perdeva occasione per mettere lingua su qualsiasi questione.

Quel giorno il video di Alina canterina giunse nelle sue mani… ( Il racconto continua – tutti i diritti riservati)

Ventiduesima puntata di Alina canterina

STORIA DI ALINA CANTERINA, DEI SUOI SIMPATICI AMICI E DI UN SOGNO di M. Varago

GENNARO E GIGGINO:- LUI E’ MIO CUGGINO! – VENTIDUESIMO CAPITOLO

Era notte. Alina scivolò fuori dal terrazzo e salì sulla grondaia  e con mosse agili e graffiate giunse sopra il tetto. Voleva stare sola. Le piaceva tanto abitare nella casa di Ulrica ma la nostalgia per la mamma e i suoi fratelli era forte e ogni tanto usciva dal suo cuoricino come un tornado che soffia forte e le onde del mare si alzano, alte, alte… Ecco, si sentiva così e aveva bisogno di piangere, di esprimere quella forte emozione. Tutt’intorno era tranquillo e si udiva solo qualche miagolio lontano. L’Arena era meravigliosa vista da lassù e la luna, sembrava una fata incantata che con la sua bacchetta magica faceva dei meravigliosi scintillii d’argento, toccando quelle pietre antiche. Lo scenario era così incantevole che Alina si perse ad ammirare questa magia e dimenticò la sua pena, concentrata come un eremita quando medita.

Era notte. Alina scivolò fuori dal terrazzo e salì sulla grondaia  e con mosse agili e graffiate
giunse sopra il tetto. Voleva stare sola.

– E’ bello, vero?… Io vengo tutte le notti quassù. –

Alina ebbe un sussulto ma non si spaventò. Conosceva quella voce alle sue spalle.

– Oh sì, è davvero uno spettacolo unico – rispose, mentre continuava immobile a guardare l’Arena e Piazza Bra, davanti a sé.

Plato si avvicinò e si fermò di fianco a lei. Continuarono così, vicino l’uno all’altra ad ammirare il panorama notturno mentre in cielo piroettava un astro luminoso.

 Guarda! C’è una stella cadente! Esprimi un desiderio! –

Un singhiozzo è tutto ciò che Plato sentì fare alla sua amica. Capì. Le pose una zampa sulla spalla e la consolò. Anche Plato avrebbe tanto voluto rivedere i suoi famigliari, ma c’est la vie*, bisognava andare avanti lo stesso!

   Plato si avvicinò e si fermò di fianco a lei. Continuarono così, vicino l’uno all’altra ad ammirare il panorama notturno mentre in cielo piroettava un astro luminoso.

– Auè ! Ma  guarda, due piccioncini che tubano di notte TU-TU-TU-TUUU – disse una prima voce.

– Hahaha! Mieloosi soono! – replicò una seconda.

Due strani tipi si stavano avvicinando con aria losca e poco raccomandabile. Le nere figure si stagliavano in fondo al tetto e si avvicinavano fra i comignoli scuri.

Plato balzò su e si mise in posizione d’attacco; Alina si girò meravigliata.

– Chi siete? Cosa volete? – chiese Plato battagliero tirando fuori gli artigli.

I due si avvicinarono di più. Ora si distinguevano due gatti: uno era grasso e tondo con due guance che ballonzolavano ad ogni suo passo, gli occhi grossi, grossi che sembravano uscire dalle orbite. L’altro era lungo e smilzo col pelo appiccicato che formava tanti spuntoni; i denti uscivano all’infuori, i piccoli baffetti brillavano al chiarore della luna  e gli occhietti erano lunghi e stretti come due fessure. Camminava ondeggiando da destra a sinistra e si muoveva come se stesse eseguendo una coreografia hip-hop.

– Chi siete? Cosa volete? – ripetè perentorio Plato girandosi di scatto e  frapponendosi fra questi ed Alina. Il suo aspetto  in quel momento era nobile e fiero.

Anche Alina si avvicinò al fianco di Plato guardando i due con aria preoccupata e interrogativa.

Auè quagliò! Siamo Gennaaro e Giggino. Lui è mio cuggino! – Disse quello con forte accento meridionale.

I nostri umani c’hanno portato qui da Napoli  per lavoro. Stiamo facendo il nostro primo giro notturno. Voi la connoscete aNnapule? E’ la città chiù bella dello munno!* Napule, come la chiamaiamo noi, è fantascc-teca, col centro storico, il lungo mare e il Vesuvio che sovrasta tutto! La gente sempatica e buona è ! E bbrava che prega San Gennà! Lo conoscete a San Gennà, voi quagliò?-

Così dicendo Gatto Gennaro fece un largo sorriso e continuò : – E’ il santo chiù ‘mportante e io c’ho il nome suo, c’ho! – e mentre lo diceva , tracciò con le braccia un cerchio  dal basso all’alto in modo plateale.

Quindi è impottante anch’egli!- Disse con faccia da stupidotto il cugino Giggino.

– Invece am -mmè, – continuò questo, – me chiamarono a Giggino, per gli amici Giggì! – E fece un saltello, poi un altro e un altro ancora.

-Ah, non baddate a lui! Sta a ballà la tarantella! E’ proprio ‘no scugnizzo! –

–       Auè quagliò! Siamo Gennaaro e Giggino. Lui è mio cuggino! – Disse quello con forte accento meridionale.

Alina e Plato risero di gusto. Erano davvero simpatici e divertenti quei due cugini. Rimasero fino all’alba, a parlare insieme: gli uni di Napoli, gli altri di Verona.

Amicizia era stata fatta! ( Il racconto continua – tutti i diritti riservati)

NOTE: * c’est la vie significa è la vita;

*chiù bella dello munno! significa più bella del mondo!

Ventunesima puntata di Alina canterina

STORIA DI ALINA CANTERINA, DEI SUOI SIMPATICI AMICI E DI UN SOGNO di M. Varago

LA GAZZA CUNEGONDA – VENTUNESIMO CAPITOLO

Mamma Milù era stata da Zio Muzio, accompagnata da Zeno il zanzarone che le ronzava dietro e lì, avevano incontrato anche il gatto rosso Mellom e Limone, il topo.

– Ciao zio Muzio! Buongiorno signori! Lui è Zeno! –

Tutti avevano salutato Zeno con aria sospettosa tanto che questo emise solamente un timido:- Zzzzzz… Buondì!… Zzzzzzz… –

Milù aveva poi raccontato ai tre detective della notizia apparsa nelle edicole della città su una gattina canterina, cacciata da un inetto direttore d’orchestra per aver cantato un’aria d’opera.

Muzio poi, aveva riportato del suo strano incontro con Bumà la maga e la profezia sul ritrovamento della micia.

Alla fine erano tutti infervorati all’idea che sarebbe bastato davvero poco per ritrovare la giovane Alina.

Mamma Milù era stata da Zio Muzio, accompagnata da Zeno il zanzarone che le ronzava dietro e lì avevano incontrato anche il gatto rosso Mellom e Limone, il topo.

-Secondo gli elementi che abbiamo, Alina dovrebbe vivere in una casa della zona e probabilmente  in una famiglia che l’ha accolta bene – pensò ad alta voce zio Muzio.

Milù si sentì rincuorata.

– Certamente – proseguì Mellom corrugando un sopracciglio –  … E la notizia fa supporre che sia in  un gruppo familiare, dove uno o più di uno, ha a che fare con la musica: suona, canta o qualcosa di simile– concluse, mentre una goccia di sudore gli scendeva dal muso per il gran caldo.

Limone ascoltava attentamente, i suoi occhi erano tondi, tondi e fissi sugli interlocutori. Ogni tanto dalla bocca usciva la lingua, piccola e rosa, a dimostrazione del suo impegno e della  sua concentrazione nel seguire e meditare su quanto esposto. Chissà cosa stava macinando la sua testolina! Finchè diede un colpetto col gomito a zio Muzio ed esclamò: – Ho trovato! La gazza Cunegonda! Lei potrebbe esserci d’aiuto!-

– Come? Chi è la gazza Cunegonda? – chiese stupita mamma Milù seguita da un ronzio intenso di Zeno.

Gli altri tre, sapevano esattamente chi fosse, perché la gazza Cunegonda era stata più volte utilissima agli investigatori per la sua propensione a girare l’intera giornata per la città,  entrare nelle case, sapere tutto di tutti. E se ancora non fosse stata a conoscenza di qualcosa o di qualcuno… Beh! Lo avrebbe potuto sapere di lì a poco! Bastava ve ne fosse il “giusto motivo”.

… La gazza Cunegonda era stata più volte utilissima agli investigatori per la sua propensione a girare l’intera giornata per la città,  entrare nelle case, sapere tutto di tutti.

-So che ha fatto il nido col suo compagno, sull’albero più alto del Parco San Giacomo, in Borgo Roma – comunicò zio Muzio.

E’ vero, sembra abbia avuto da poco i suoi piccoli – confermò Mellom.

Allora – concluse Limone, – non ci resta che andare da lei, sperando che voglia aiutarci. Ma so io trovare il “giusto motivo”, per far sì che sia disponibile! –

Tutti lo guardarono con aria interrogativa ma Limone senza scomporsi, continuò in modo sicuro: – Non vi preoccupate! Ci penso io! –

Così, detto fatto, all’indomani prima dell’alba, i tre amici e investigatori, giunsero al Parco San Giacomo di Borgo Roma, dopo un lungo cammino. Quell’incantevole oasi di verde era ampia e ospitava numerose piante, alberi ed arbusti, sotto ai quali si stendeva un prato verde smeraldo. Sul far del giorno sembrava un luogo magico, dove le gocce di rugiada luccicavano ai primi raggi del sole e tutt’intorno si spandeva lieto il canto degli uccelli. Lungo il perimetro, vi erano alti condomini, sui quali spiccavano dritte in cielo molte antenne, ripetitori telefonici e wi-fi.

Cercarono, chiedendo informazioni ad un rospo che solo all’alba metteva fuori il muso dalla sua tana vicino lo stagno. Quello disse loro in modo sbrigativo:

– Ah!… La Gazza Cunegonda? … Vrrrrr…vrrrrr… Vive all’altro capo del parco, nel Grande Acero Riccio… Vrrrrr… Vrrrr… Buona giornata! Vrrrr….Vrrrrr… – e con un agile balzo saltò via fra i fili d’erba del prato.

 Le gazze ladre sono famose, oltre che per rubare gli oggetti luccicanti, anche perché fanno grandi scorte di cibo. In quell’estate torrida, la Nostra, preferiva la frutta fresca.

I tre amici andarono nella direzione indicata. Giunti sotto il Grande Acero Riccio la chiamarono per nome: – Cunegoooonda! … Cunegooonda! –

Uscì volando  dalla folta chioma, un grosso uccello che andò a posarsi sul ramo più basso. Il suo piumaggio era lucido, bianco e nero e il suo becco arcuato. Aveva un’aria elegante e, guardandoli dall’alto in basso, chiese loro, strascicando le parole:- Vi conossssco? –

– Non ancora-  disse Zio Muzio, – ma noi conosciamo te!-

Io sono Muzio, investigatore privato e loro sono i miei fidi collaboratori: Mellom e Limone!

-Per cossssa posso essssservi utile? – chiese la gazza sempre in modo sostenuto.

Vorremmo ci aiutassi a ritrovare una giovane gatta che si è persa tempo fa. – Muzio raccontò l’accaduto, mentre la gazza in modo severo e imperioso seguiva ogni parola. Alla fine, essa roteò il capo di novanta gradi. Poi ci pensò un po’ su e infine domandò:- E quale sssarebbe la “ giussssta motivasssione” per cui dovrei accettare? –

-Beh… aiutare una mamma a ritrovare la propria figliola… – disse Muzio un po’ sorpreso che la gazza non lo avesse ancora capito.

-Eccola! – rispose prontamente Limone, esibendo un voluminoso sacchetto di carta. Poi lo aprì e apparvero dei frutti succulenti.

Abbiamo portato per lei e i suoi piccoli, anguria e fragole dolci e fresche! –

Gazza Cunegonda compiaciuta, accettò l’affare… ops, scusate…l’incarico, di buon grado, pronta a mettersi al lavoro! ( Il racconto continua – tutti i diritti riservati)

…-Abbiamo portato per lei e i suoi piccoli, anguria e fragole dolci e fresche! – disse Limone…